Proposte per la stagione 2018/2019

Arca Azzurra

Il Processo di Franz Kafka


liberamente ispirato al romanzo di Franz Kafka
di Francesco Niccolini
regia Paolo Valerio
scene Antonio Panzuto
con Maurizio Lastrico, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
una produzione Arca Azzurra Teatro e Teatro Stabile di Verona

«L'ultima volta che ho letto Il Processo ero a Cracovia, sull'autobus che mi portava ad Auschwitz e a Birkenau.
Ho pensato che lavorare su quel romanzo sarebbe stata una grande occasione per confrontarmi con la follia della Storia, quella con la S maiuscola.
Ci ho provato, ma mi sono arreso all'evidenza: Il Processo di Franz Kafka è molto di più. Perché è la tragedia di un uomo che si scopre “diverso” e per questo viene condannato.
Diverso in che senso?
Proprio qui iniziano i guai: posso adattare Il Processo a qualunque esigenza, piegarlo a qualunque ipotesi di colpa, accusa, deviazione, malattia. Funziona comunque.
È un'arma talmente affilata che la possiamo utilizzare contro chiunque, e per difendere chiunque, basta decidere contro chi indirizzarla, o chi se ne vuole fare scudo. Perché c'è sempre qualcuno da cui dovremmo difenderci e qualcuno che ci perseguita.
A distanza di molti anni dall'inizio del mio confronto con Kafka e il suo romanzo perfetto e incompiuto, mi sono fatto una mia ipotesi, e – come dire – una dolorosa preferenza: giuro che non la svelerò mai. Che ogni spettatore scelga la propria. Intanto, che ognuno si goda questo autentico incubo.»
Francesco Niccolini

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Requiem per un mulino a vento


liberamente ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes
di Nunzio Caponio
adattamento e regia Davide Iodice
con Alessandro Benvenuti, Stefano Fresi
scene Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
musiche Stefano Fresi
lyrics Alessandro Benvenuti
luci Davide Iodice
una produzione Arca Azzurra Teatro

Una scrittura originale che prende ispirazione dallo spirito del Don Chisciotte per poi ambientarsi nella nostra contemporaneità attraverso un personaggio (UOMO) che coglie pienamente i tratti di un ‘io’ stanco di accontentarsi di modelli prestabiliti. Un moderno Don Chisciotte con vesti a volte complottiste a volte di una spiritualità naif, accompagnato da un Sancho Panza, adepto-figlio (RAGAZZO), ammalato di tecnologia come un hikikomori alle nostre latituidini. Contro questo mondo virtuale in cui intravede il male in ogni sua sfaccettatura il nostro Don intraprende una impavida lotta, dentro la stanza che non verrà mai lasciata. Una lotta stazionaria fatta di parole contro un mondo che esiste solo negli hardware e nelle menti di ignoti che nel loro isolamento combattono, su tastiere consumate, per la salvaguardia del loro senso di esistere. In questo luogo non definito il nostro UOMO forza il suo RAGAZZO (forse figlio) a mantenere uno stentato rigore nella forma e nell’etica; la dignità. Il nostro UOMO Don Chisciotte è spinto a trovare l’origine del male nel sistema che lo detiene. Lotta per mantenere intatto il suo pensiero critico coltivando la sua cultura che si radica nelle più avanzate teorie della fisica quantistica. Unica finestra che comunica con l’esterno o altri interni una teoria di schermi che s’affaccia su personaggi e mondi annodati che stimolano e alimentano i nostri eroi. L’amore è sempre il tema portante nelle gesta del nostro UOMO che intravede la sua musa ispiratrice in una Dulcinea intrappolata in webcam, scorge poi negli ingranaggi invisibili di metaforici mulini le menti malefiche dei giganti delle multinazionali e infine in un gregge di ‘innocenti pecoroni’ il vero nemico dell’occidente; l’inconsapevolezza e l’immobilismo del pensiero.

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Riccardo 3


molto liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand
di Francesco Niccolini
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
scene e costumi Mela Dell'Erba
disegno luci Max Mugnai
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
una produzione ARCA AZZURRA TEATRO / ERT EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE in collaborazione con LE TRE CORDE - Compagnia Vetrano Randisi

Una stanza bianca. Un letto. Un trono. Forse a rotelle. Un costume elegantissimo, ricostruzione perfetta di un abito nobiliare inglese di fine quindicesimo secolo. Ma la stanza non è quella di un castello tardo medievale, e nemmeno il letto: sembrano piuttosto gli interni disadorni e freddi di una stanza d’ospedale. Psichiatrico, forse.
Allora cosa ci fa, qui dentro, un costume da Riccardo III? Chi sono i tre uomini che si alternano in modo schizofrenico tra tutti i ruoli della storia, compresi quelli femminili, comprese le pause per assumere medicinali, andare al bagno o leggere cartelle cliniche? (…)
Quando, insieme a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, abbiamo cominciato a ragionare sul nostro Riccardo, è stata fortissima l’esigenza di sottrarlo al medioevo inglese e capire come fargli abitare il presente, perché non fosse l’ennesima variazione sul tema ma qualcosa di meno rassicurante: la ferocia smodata della sua capacità di incarnare il male, oggi, dove trova casa? e da quella casa, da quel corpo e da quella mente, come riusciremo a estirparlo? davvero l’unica possibilità è opporre alla violenza assetata di sangue una violenza giusta? (…)
Francesco Niccolini

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Il Fu Mattia Pascal


di Luigi Pirandello adattamento teatrale di Tullio Kezich e Daniele Pecci
regia Guglielmo Ferro
con Daniele Pecci e Giovanni Maria Briganti, Cecilia D’Amico e sei attori in corso di definizione
produzione Arca Azzurra Teatro, la Contrada Teatro Stabile di Trieste, in collaborazione con ABC Produzioni

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza.
Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo, dove vince alla roulette un'enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina.
Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

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Vangelo secondo Lorenzo


Teatro Metastasio Stabile della Toscana, ELSINOR Centro di Produzione Teatrale, Arca Azzurra Teatro
Con il contributo della Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato
di Leo Muscato e Laura Perini
Regia Leo Muscato
con (in ordine alfabetico) Alex Cendron nella parte di Lorenzo Milani
Alessandro Baldinotti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Nicola Di Chio, Silvia Frasson, Dimitri Frosali, Fabio Mascagni, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Beniamino Zannoni
e con 5 bambini nel ruolo degli allievi della scuola di Barbiana

In ultima analisi, saremo giudicati per l’amore che avremo messo nelle cose. (Lorenzo Milani)

Vangelo secondo Lorenzo è uno spettacolo che nasce in occasione del cinquantenario dalla morte di Don Lorenzo Milani. Il viaggio nel mondo del Priore di Barbiana prova a divulgare, presso il grande pubblico, la preziosa rarità d’un pensiero vibrante e radicale . Lo spettacolo è parte di un ampio progetto celebrativo promosso dalla Regione Toscana e debutterà a fine luglio, in occasione della Festa del Teatro 2017 promossa dall’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato.

La messa in scena prevede la partecipazione di cinque bambini dai 10 ai 13 anni, pertanto il progetto contempla una fase preliminare di individuazione e preparazione dei bambini che prenderanno parte allo spettacolo nella ripresa prevista per la primavera del 2018.

LO SPETTACOLO Il testo ripercorre la storia di don Lorenzo Milani seguendo le due stagioni della sua breve vita (Vita da Cappellano e Vita da Priore) che segnano i confini territoriali ove iniziò, proseguì e concluse il suo apostolato sacerdotale: Calenzano prima e Barbiana poi. Vangelo secondo Lorenzo traccia le vicende del Priore e di quanti gli furono accanto ripercorrendo le fondamentali tappe di snodo di quella vicenda umana, sociale e spirituale.
A fronte del centinaio di personaggi che popolano il testo, la struttura dello spettacolo prevede la partecipazione di un attore, in ruolo fisso, a interpretare Lorenzo Milani e di undici attori a interpretare tutti gli altri personaggi. 5 bambini, anche essi in ruolo fisso, interpreteranno i ragazzi di Barbiana.

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A. Benvenuti - "L'Avaro"

L'Avaro


da "l'Avaro" di Molière
Adattamento e regia di Ugo Chiti
con Alessandro Benvenuti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti

Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità... L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni.

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A. Benvenuti - "CHI E' DI SCENA"

Alessandro Benvenuti

in

Chi è di scena

Scritto e diretto da Alessandro Benvenuti

con Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti

La trama.
Uno stravagante e chiacchierato uomo di teatro scomparso dalle scene improvvisamente e apparentemente senza un plausibile motivo da cinque anni, viene rintracciato per un caso fortuito da un giovane fan.
A lui, l'uomo decide di rilasciare un'intervista per spiegare le ragioni della sua scelta e svelare così il mistero che si è creato intorno a questa. Lo invita perciò a casa sua.
Testimone silente di questo loro incontro è però una giovane donna che, giacendo seminuda su una chaiselongue di spalle ai due, sembra dormire un sonno profondo. E…
… E come spesso accade nei lavori di Alessandro Benvenuti, quel che appare si scopre tutt'altro che vero, e quel che è vero si svela in un intreccio giocoso e imprevedibile, con una specie di doppio salto mortale drammaturgico che accompagna lo spettatore a un finale assolutamente inaspettato che gioca con leggerezza con le vicende pubbliche e private dei tre protagonisti, sull'intreccio tutt'altro che evidente dei loro rapporti, affrontando insieme tematiche di grande attualità sociale.
Il tutto ovviamente con il linguaggio forte, pastoso, ricco dei testi di Benvenuti, assolutamente esplicito, lineare, venato di ironia con punte di corrosività sarcastica e sempre di una comicità istintiva e feroce.


Il Malato Immaginario

di Molière

adattamento, ideazione dello spazio e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti

La Compagnia incontra Molière e il suo "Malato immaginario" con spirito aperto e disponibilità piena oltre che con rispettosissima umiltà, ma anche con l'entusiasmo verso un testo, un intreccio ricchissimo e di un'attualità quasi disarmante, verso una di quelle rare commedie divenute ormai qualcosa di più di un classico, di fronte a personaggi diventati veri e propri archetipi. Dire che Il malato immaginario come tutti i classici parla apertamente all'oggi è quasi una banalità, ma certo l'ossessione ipocondriaca di Argante, la sua bulimia medicinale ci sembrano paradigmatiche di atteggiamenti apertamente contemporanei, come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli esperti e dei dottori, che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali. E se la nostra storia è la dimostrazione stessa dell'assunto edoardiano che "gli esami non finiscono mai" ci accingiamo a quest'ennesima prova forti dell'esperienza fatta attraverso le messe in scena delle riscritture di Ugo Chiti che ci guideranno in questa occasione mediando tra la necessità di restituire la grande commedia molieriana nella sua integrità e l'esigenza di giocare attraverso i suoi personaggi una partita vicina alle nostre corde più popolari e radicate in un territorio teatrale dalle forti connotazioni linguistiche e poetiche.

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Alessandro Benvenuti

Un comico fatto di sangue

scritto da Alessandro Benvenuti

collaborazione drammaturgica Chiara Grazzini
con Alessandro Benvenuti
regia Alessandro Benvenuti

L'autore e la sua compagna di vita analizzano con un linguaggio comico modernissimo e con chirurgica spietatezza i rapporti tra i membri di una famiglia che sa tanto d'Italia, di questa nostra Italia che ha perso la bussola del buon senso e naviga ormai a vista tra i flutti sempre più minacciosi del mar dell'incertezza. Una commedia in cinque atti rapidi ed incisivi dove nessuna parola è messa lì per caso. Una drammaturgia sorprendente nella sua semplicità.

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l'Atletico "Ghiacciaia"

di Alessandro Benvenuti

con Alessandro Benvenuti
e con Francesco Gabbrielli
regia Alessandro Benvenuti

L'Atletico Ghiacciaia...
è il parlare sporco. L'anarchismo disorganizzato di un anziano che somiglia sempre più a una pentola a pressione con problemi alla valvola. Il desiderio di un antico ordine che sembra portatore di un desiderio inconscio di disordine. L'Atletico Ghiacciaia è una notte di fine ottobre, così innaturalmente umida e calda da sembrare estate. E' il tempestio dei sentimenti e in sottofondo la musica sinfonica dei grilli. E' il candore immacolato della luna che con i ricordi porta instabilità emotiva, rabbia e recriminazioni. Parole sommate alle parole che da frasi si tramutano in larghi vortici. E' forza centripeta/centrifuga. E' Dentro e Fuori. Implosione/esplosione. E Gino, il nostro eroe che ne è cantore primo, è megafono, manifesto, pennellessa e colore… e la tonalità preferita è il "verde bile". Gino tutto è fuorché politicamente corretto. I suoi discorsi non appartengono a nessuna fede politica. Lui, ormai, è solo un pensatore emorragico. L'Atletico Ghiacciaia è dedicato alla Toscana che crede di poter resistere nella sua poetica linea di confine. Alla Toscana che non si vuole arrendere ai suoi propri stereotipi più beceri e macchiettistici. L'Atletico Ghiacciaia è un canto d'amore paesano. Ma è anche il racconto di com'era il calcio prima che l'avvento massiccio della televisione lo deformasse in quella industria da forzati del look e del pallone che è diventato. L'Atletico Ghiacciaia è la mia dichiarazione d'amore a una terra che mangia tutti i giorni pane sciapo e sarcasmo e nella quale, accanto ai cipressi, crescono da sempre come piante spontanee gli sfoghi dei grulli. L'Atletico Ghiacciaia è contemporaneamente una riscrittura quasi totale de "Il Mitico 11" che ha avuto come primi interpreti Novello Novelli (accompagnato da Fabio Forcillo) e Vito (accompagnato da Andrea Muzzi) e un omaggio alla figura di Gino, presente sia nella saga dei Gori, sia, come spirito guida e ispiratore, in "Gino detto Smith & la panchina sensibile". Gino, coprotagonista nei primi due episodi della trilogia dei Gori, è qui ripreso in mano da uno dei due autori (l'altro lo ricordiamo è Ugo Chiti). Lo scopo è quello di raccontare l'altra faccia di un personaggio che nella saga dei Gori resta, per dovere di drammaturgia, sacrificato nel giuoco di squadra familiare.

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Benvenuti in casa Gori

di Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti

con Alessandro Benvenuti
regia Alessandro Benvenuti

Benvenuti in casa Gori è la cronaca di un pranzo di Natale realmente accaduto il 25 Dicembre del 1986 in casa della famiglia Gori, domiciliata in Pontassieve, un grosso paese situato a 15 Km a nord-est di Firenze.
Quel giorno santo, intorno al desco si ritrovano riuniti in dieci: il novantenne Annibale Papini, Gino Gori il capofamiglia, sua moglie Adele e il loro figlio Danilo, Cinzia, la di lui fidanzata, Bruna secondogenita di Annibale, Libero, suo marito, Sandra, la loro figlia; Luciano, marito di quest'ultima e la piccola Samantha (il th è importante) di due anni, frutto del matrimonio di Sandra e Luciano.
Inoltre via etere, avrebbe dovuto essere presente anche Carol Wojtyla, ma quel giorno il Santo Padre, strano a dirsi, si fece attendere in televisione il più del dovuto. E fu proprio aspettando l'Urbi et Orbi che i dieci, in mancanza di un'alternativa ragionata, non poterono fare a meno di ingannare il tempo tirando fuori il catalogo dei loro problemi esistenziali; e che non fossero rose e fiori apparve chiaro quasi subito. Per un fortunato caso quel Natale mi trovavo a Pontassieve e in visita alla famiglia Gori.
Fu così che alle prime avvisaglie dell'insolita piega che stava prendendo quella santa giornata pensai bene, come certi vampirelli talvolta usano fare, di prendere qualche appunto.
Successivamente riportai ciò che avevo udito all'amico Ugo Chiti ed assieme, più o meno rispettosi degli ispiratori, abbiamo cercato di raccontare anche a voi quello che altri involontariamente avevano raccontato a noi.
Così è nato Benvenuti in casa Gori. Se poi, a monte di tutto questo (o anche a valle s'intende) ci siano altre spiegazioni, motivazioni o altro, lasciamo a voi il piacere di scoprirlo.

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Teatro Ragazzi
"L'Asina sull'isola"
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BZZZ. Operina per brutto anatroccolo, fiati e ombre

BZZZ. Operina per brutto anatroccolo, fiati e ombre


di e con Katarina Janoskova e Paolo Valli
musiche composte ed eseguite dal M° Mirco Ghirardini
partitura fisica di Claudia Monti
disegni di Pietro Spica
produzione Arca Azzurra Teatro

Bzzz è un'operina per fiati e ombre dedicata alla prima infanzia e ispirata al celebre Brutto anatroccolo di H.C.Andersen. Lo spettacolo è affidato principalmente a linguaggi quali teatro d’ombre, musica e partitura fisica, con un uso limitato della parola. Si tratta di un’operina perché la musica è protagonista, composta ed eseguita in scena dal maestro Mirco Ghirardini. Bzzz è un personaggio nuovo, un insetto, un vero amico, che sa come offrire un utile aiuto al piccolo anatroccolo. Dover per forza “farcela con le proprie forze” è infatti una faccenda troppo da duri o da supereroi. Un aiuto, anche solo un consiglio, il sorriso d’un amico possono rendere la vita più semplice e bella… Oggi che l’estetica è diventata un primario criterio di valutazione, non esser belli e quindi diversi è diventato un difetto, una colpa, quasi una malattia. Questo spettacolo vuol suggerire ai bambini di uscire da quella che chiamiamo la ”corporazione dei belli” e aiutarli a comprendere che per ”essere” non si deve solo ”essere uguali agli altri”.

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Con gli occhi dei gabbiani


di e con Katarina Janoskova e Paolo Valli
partitura fisica di Claudia Monti
(da 2 a 4 anni)

Con gli occhi dei gabbiani descrive il volo dal mare alla terra di due gabbiani, uno esperto del mondo, l’altro che ha ancora tutto da imparare. Il volo inizia nel sacro momento senza tempo, quando notte e giorno si scambiano. Il cielo prima pieno di stelle, ora è un fitto intreccio di giravolte d’uccelli, tra i quali i due gabbiani protagonisti, che già si interrogano sul senso delle cose. L’ultimo raggio di luna cade in mare attraversando il magico confine tra il mondo dell’aria e il mondo dell’acqua, immergendosi laggiù, dove tutto è silenzio, in una specie di assenza di gravità e dove il dolce fluttuare è l’unico modo per muoversi. Intanto i due gabbiani stanno già volando verso terra e dall’alto scorgono l’erba, una strada, e l’ uomo… Di questo parlano, e di tutto ciò che riescono a vedere dall’alto dei loro voli. Un lieve racconto fatto di poche parole, che lasciano il posto a linguaggi più immediati come suono, musica, movimento del corpo e i giochi e le atmosfere create da luci e ombre, che da sempre caratterizzano il lavoro della compagnia teatrale L’asina sull’isola.

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Volpino e la luna


di e con Katarina Janoskova e Paolo Valli
disegni e collaborazione artistica di Michele Sambin
(da 3 a 7 anni)

Sul palco solo un telo bianco, una sedia, un grande libro. Una scenografia semplice all’interno della quale la lettura si trasforma attraverso il gioco d’ombre in una specie di lanterna magica, in cui le figure fisse delle pagine del libro si liberano e prendono vita propria. In questo spettacolo, ispirato all’unica favola scritta da Loris Malaguzzi Volpino, l’ultimo ladro di galline, L’asina sull’isola si confronta con una esperienza affascinante e per lei nuova, quella che delinea il confine tra lettura e teatro.

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Favoloso Rodari


di e con Katarina Janoskova e Paolo Valli
ispirato a Gianni Rodari
scene e disegni di Lele Luzzati
(da 4 a 10 anni)

Favoloso Rodari è il primo spettacolo creato nel 1996 dalla compagnia teatrale L’asina sull’isola e ora riproposto con un nuovo titolo. Dentro a un’immaginaria vecchia soffitta, piena d’oggetti smessi di uso quotidiano, le fantasiose figure disegnate per lo spettacolo dall’illustratore e scenografo Emanuele Luzzati prenderanno vita grazie ad affascinanti giochi d’ombre, ma soprattutto con l’aiuto immancabile della fantasia dei bambini. Insieme, attori e pubblico costruiranno nuovi mondi, mari, nuvole, giardini… suggestive ambientazioni per i protagonisti di queste delicate storielle, che colpiscono, con la loro poetica, grandi e piccoli spettatori.

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Diario di bordo
Le avventure di un bastimento carico di uomini


con Katarina Janoskova e Paolo Valli
testo e regia di Alessandro Berti
disegni di Martino Pompili
(da 7 a 18 anni)

Nel 1996 un fatto di cronaca colpì la nostra immaginazione: il viaggio di trenta emigranti indiani, partiti dal loro paese per raggiungere la “terra promessa”, che si ritrovarono invece gettati in mare nel canale di Sicilia. Da questo episodio di cronaca è nata la ricerca dell’Asina sull’isola sul tema dell’emigrazione, da cui questo spettacolo é scaturito. Attraverso il teatro d’ombre, che è non soltanto una tecnica ma una scelta narrativa che ispira tutto il lavoro e la ricerca artistica della compagnia, viene così raccontato il drammatico viaggio per mare di trenta persone, prigioniere di un vecchio scafista senza scrupoli. Una storia che pensiamo sia rappresentativa di tanti episodi a cui ogni giorno assistiamo attraverso gli occhi dei media e il cui crocevia geografico è la nostra penisola. La vicenda è raccontata per appunti attraverso un diario di bordo, da quando i trenta giovani si imbarcano in una buia alba tunisina fino al rocambolesco epilogo.

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