Proposte per la stagione 2017/2018

Arca Azzurra

Vangelo secondo Lorenzo


Teatro Metastasio Stabile della Toscana, ELSINOR Centro di Produzione Teatrale, Arca Azzurra Teatro
Con il contributo della Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato
di Leo Muscato e Laura Perini
Regia Leo Muscato
con (in ordine alfabetico) Alex Cendron nella parte di Lorenzo Milani
Alessandro Baldinotti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Nicola Di Chio, Silvia Frasson, Dimitri Frosali, Fabio Mascagni, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Beniamino Zannoni
e con 5 bambini nel ruolo degli allievi della scuola di Barbiana

In ultima analisi, saremo giudicati per l’amore che avremo messo nelle cose. (Lorenzo Milani)

Vangelo secondo Lorenzo è uno spettacolo che nasce in occasione del cinquantenario dalla morte di Don Lorenzo Milani. Il viaggio nel mondo del Priore di Barbiana prova a divulgare, presso il grande pubblico, la preziosa rarità d’un pensiero vibrante e radicale . Lo spettacolo è parte di un ampio progetto celebrativo promosso dalla Regione Toscana e debutterà a fine luglio, in occasione della Festa del Teatro 2017 promossa dall’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato.

La messa in scena prevede la partecipazione di cinque bambini dai 10 ai 13 anni, pertanto il progetto contempla una fase preliminare di individuazione e preparazione dei bambini che prenderanno parte allo spettacolo nella ripresa prevista per la primavera del 2018.

LO SPETTACOLO Il testo ripercorre la storia di don Lorenzo Milani seguendo le due stagioni della sua breve vita (Vita da Cappellano e Vita da Priore) che segnano i confini territoriali ove iniziò, proseguì e concluse il suo apostolato sacerdotale: Calenzano prima e Barbiana poi. Vangelo secondo Lorenzo traccia le vicende del Priore e di quanti gli furono accanto ripercorrendo le fondamentali tappe di snodo di quella vicenda umana, sociale e spirituale.
A fronte del centinaio di personaggi che popolano il testo, la struttura dello spettacolo prevede la partecipazione di un attore, in ruolo fisso, a interpretare Lorenzo Milani e di undici attori a interpretare tutti gli altri personaggi. 5 bambini, anche essi in ruolo fisso, interpreteranno i ragazzi di Barbiana.

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L'Avaro


da "l'Avaro" di Molière
Adattamento e regia di Ugo Chiti
con Alessandro Benvenuti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Desirée Noferini

Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità... L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni.

Il filo dell'acqua


di Francesco Niccolini
Regia Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini
con Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
scene e video Antonio Panzuto
musiche originali di Paolo Coletta

Cinquant'anni dopo siamo ancora qui, a piangere l'acqua assassina che invade le città e distrugge ogni bene e la speranza. Genova, Carrara, Pisa, Milano, Parma, Vicenza, Padova. Tutti sott'acqua. Come Firenze, cinquant'anni fa, quando l'Arno fu protagonista di un'autentica guerra, che non abbiamo più smesso di combattere. Raccontare oggi quella storia, storia d'acqua e resurrezione, non è una banale cerimonia del ricordo, ma un rito collettivo e fondamentale, per chi – non dimenticando – vuole cercare i veri problemi e prevenire altra distruzione. Senza fatalismo. E senza dare colpa all'acqua. Il filo della storia. Il filo della parola. Il filo della memoria.

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Memo Rai 5

Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi

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Enigma

Niente significa mai una cosa sola

di Stefano Massini
regia di Silvano Piccardi

La chiave di lettura di ENIGMA, di Stefano Massini, sta nel sottotitolo: "niente significa mai una cosa sola". Una certezza il testo ce la fornisce: ci troviamo a Berlino circa vent'anni dopo quel fatidico 9 novembre 1989, in cui il Governo della Repubblica Democratica Tedesca (Germania est), decretò la soppressione del divieto, per i suoi cittadini, di passare liberamente dall'altra parte del "muro" che fino ad allora aveva diviso in due la città, il paese e il mondo intero. Ed ecco che, caduto il muro, vite, esperienze, certezze, lutti e speranze, si frantumano, si incontrano, si mischiano... È a un segmento di tutto ciò che siamo chiamati ad assistere. Un'altra certezza, sta nel luogo in cui si svolge l'azione scenica: "un grande spazio unico comprensivo di cucina, letto, divano, tavolo e quant'altro può definire un posto casa". E in cui "cumuli di riviste e libri si ammassano un po' dappertutto nell'incuria generale". Qui hanno fine le certezze.
Non perché quanto accade tra i due personaggi (Hilder, il padrone di casa e Ingrid, la donna cui presta soccorso) abbia in sé alcunché di apparentemente bizzarro o funambolico, ma perché ogni elemento reale, ogni dato di conoscenza, che da un quadro a quello successivo si concretizza in scena, si rivela poi "altro" da ciò che pareva essere. Decifrare di volta in volta il senso della vicenda, sia personale che collettiva, che lega i due personaggi, che svela i loro caratteri e la natura complessa della loro relazione, è il compito a cui l'autore chiama i personaggi stessi, ma, attraverso la suspense del gioco teatrale, anche e soprattutto il pubblico. Purché sia chiaro, che la posta in gioco non è solo la possibilità/capacità di sbrogliare i tanti piccoli enigmi delle due vite che si intrecciano, si scontrano e si confrontano sul palcoscenico, ma quello di penetrare il più grande degli enigmi: quello della Storia stessa.
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Arca Azzurra "INFERNO"

Un Inferno

Un viaggio intorno all'Inferno di Dante Alighieri

un progetto di Dario Marconcini e Massimo Salvianti
scrittura scenica e regia di Dario Marconcini
Ottave del Maggio di Enrico Pelosini
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
e con i Cantori del Maggio di Buti (Pisa)
Andrea Bacci e Enrico Baschieri

Data la loro storia l'appuntamento fra la compagnia del Maggio di Buti e l'Arca Azzurra era inevitabile. Li unisce quel legame profondo con la propria origine e la propria terra che sono il motivo ispiratore di tanti loro lavori. Mentre a Buti questo legame è di natura archetipica e affonda le sue radici in radure mitiche lontane nel tempo e tramandate di generazione in generazione, così per i componenti dell'Arca Azzurra le storie, i racconti le vicende della terra dove operano sono state la linfa e il terreno con cui si sono formati e da cui sono partiti, per altri territori della mente anche in compagnia di quegli autori toscani Machiavelli, Boccaccio, Collodi che più corrispondono alle loro origini, grazie soprattutto alla scrittura esemplare sia drammaturgica che registica di un maestro come Ugo Chiti.
Dante e il suo Inferno sono l'occasione per questo incontro. Qui dei professionisti di teatro si confrontano con i canti della tradizione in ottava rima, lasciando che i due registri, i due stili si contrappongano, "suonino" la loro musica liberamente, anche in dissonanza tra loro. Quello che insieme assembliamo è una scrittura drammaturgica in fondo assolutamente semplice e lineare: una scelta di versi, diremmo meglio di personaggi danteschi interpretati dagli attori di Arca Azzurra, supportati da una narrazione popolare in ottava rima "cantata" dai Maggianti Butesi, che delle storie dantesche sia prologo e commento, elemento di passaggio tra i personaggi e le situazioni e supporto narrativo, anche se lontano da qualsiasi intenzione di parafrasi scolastica. Questo spazio di ricerca fa sorgere un campo di energie che sostiene e motiva questo incontro di discipline e linguaggi diversi. Ed ecco, aldilà dei pezzi famosi che sono nella memoria popolare ancora vivi, emergere in questa indagine frammenti di frasi, di domande, visioni, vertigini, schegge di rozzo e di sublime, "stridor di denti". Il nostro viaggio dentro l'Inferno ci piace pensarlo come il lavoro di un archeologo che al momento dello scavo trova anfore e vasi che immediatamente pulisce a fa risplendere dei colori originali, ma anche tanti cocci da rimettere insieme da far combaciare per dare loro una nuova compiutezza. Il linguaggio della poesia orale, l'ottava cantata, che è l'espressione alta del dialetto con il suo richiamo al tempo passato, alla memoria dei vecchi e perciò pregna di nostalgia, con pudore si confronta con quella grande poesia dell'eterno e del mistero che gli attori, in una pianura ferrosa attraversata da suoni, come invasi dai dannati, cercano di restituire in tutta la loro dolente realtà. (Dario Marconcini & Massimo Salvianti)
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A. Benvenuti - "CHI E' DI SCENA"

Alessandro Benvenuti

in

Chi è di scena

Scritto e diretto da Alessandro Benvenuti

con Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti

La trama.
Uno stravagante e chiacchierato uomo di teatro scomparso dalle scene improvvisamente e apparentemente senza un plausibile motivo da cinque anni, viene rintracciato per un caso fortuito da un giovane fan.
A lui, l'uomo decide di rilasciare un'intervista per spiegare le ragioni della sua scelta e svelare così il mistero che si è creato intorno a questa. Lo invita perciò a casa sua.
Testimone silente di questo loro incontro è però una giovane donna che, giacendo seminuda su una chaiselongue di spalle ai due, sembra dormire un sonno profondo. E…
… E come spesso accade nei lavori di Alessandro Benvenuti, quel che appare si scopre tutt'altro che vero, e quel che è vero si svela in un intreccio giocoso e imprevedibile, con una specie di doppio salto mortale drammaturgico che accompagna lo spettatore a un finale assolutamente inaspettato che gioca con leggerezza con le vicende pubbliche e private dei tre protagonisti, sull'intreccio tutt'altro che evidente dei loro rapporti, affrontando insieme tematiche di grande attualità sociale.
Il tutto ovviamente con il linguaggio forte, pastoso, ricco dei testi di Benvenuti, assolutamente esplicito, lineare, venato di ironia con punte di corrosività sarcastica e sempre di una comicità istintiva e feroce.


Il Malato Immaginario

di Molière

adattamento, ideazione dello spazio e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti

La Compagnia incontra Molière e il suo "Malato immaginario" con spirito aperto e disponibilità piena oltre che con rispettosissima umiltà, ma anche con l'entusiasmo verso un testo, un intreccio ricchissimo e di un'attualità quasi disarmante, verso una di quelle rare commedie divenute ormai qualcosa di più di un classico, di fronte a personaggi diventati veri e propri archetipi. Dire che Il malato immaginario come tutti i classici parla apertamente all'oggi è quasi una banalità, ma certo l'ossessione ipocondriaca di Argante, la sua bulimia medicinale ci sembrano paradigmatiche di atteggiamenti apertamente contemporanei, come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli esperti e dei dottori, che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali. E se la nostra storia è la dimostrazione stessa dell'assunto edoardiano che "gli esami non finiscono mai" ci accingiamo a quest'ennesima prova forti dell'esperienza fatta attraverso le messe in scena delle riscritture di Ugo Chiti che ci guideranno in questa occasione mediando tra la necessità di restituire la grande commedia molieriana nella sua integrità e l'esigenza di giocare attraverso i suoi personaggi una partita vicina alle nostre corde più popolari e radicate in un territorio teatrale dalle forti connotazioni linguistiche e poetiche.

scheda pdf | note di regia

La Mandragola

di Niccolò Machiavelli

adattamento e regia Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci e Lorenzo Carmagnini, Desirée Noferini, Paolo Ciotti

costumi Giuliana Colzi - luci Marco Messeri - musiche Vanni Cassori, Jonathan Chiti

La beffa che porta Callimaco nel letto della bella Lucrezia, approfittando della dabbenaggine dell’anziano marito di lei messer Nicia, con l’aiuto del mezzano Ligurio, e del cinismo di fra Timoteo, era da moltissimi anni nei piani della compagnia e del suo dramaturg Ugo Chiti. Nell’affrontare “Mandragola” Chiti ha scelto però un approccio diverso rispetto a tutti i suoi precedenti adattamenti, quasi sempre caratterizzati da una totale riscrittura del lavoro da rappresentare. Questa volta, in presenza della “macchina drammaturgicamente perfetta”, Chiti si muove con l’occhio sempre puntato sul testo originale operando una precisa distinzione all’interno della commedia di Machiavelli tra le scene che descrivono direttamente l’azione della “beffa” ai danni dell’ingenuo Nicia, che l’adattamento lascia praticamente intatte salvo piccoli tagli e aggiustamenti, e quelle nelle quali si gioca la descrizione dei caratteri dei personaggi che sono riscritti con la libertà dei testi precedenti. Inoltre è opportuno sottolineare come Chiti, al pari del resto di quasi tutte le edizioni “moderne” della commedia, toglie le canzoni presenti prima del prologo e alla fine di ognuno dei cinque atti e affida il Prologo stesso e la conclusione delle scene che segnano la fine dei vari atti, alle considerazioni di un personaggio di sua totale invenzione, una Ninfa che commenta l’azione e ne trae premesse e conclusioni.

La Paura

tratto dall'omonimo racconto di Federico De Roberto

drammaturgia e regia Daniela Nicosia
con Massimo Salvianti

L'interesse costante verso i temi della memoria storica e sociale oltre che fantastica del nostro Paese che rappresenta uno dei più importanti aspetti della natura stessa della compagnia, porta l'Arca Azzurra a riaprire il discorso sulla "Grande Guerra" in occasione del centenario dell'attentato di Sarajevo, e dell'inizio delle ostilità che porteranno per più di quattro anni distruzione e morte in mezza Europa. Dopo il lavoro fatto dieci anni fa con "La guerra piccola" di Alberto Severi (Premio Fondi-La Pastora 1999), la compagnia si confronta con un testo straordinariamente emozionante e forte, "La paura" di Federico de Roberto: racconto di trincea, fulminante spaccato narrativo nel quale si concentrano gran parte delle problematiche legate agli eventi di quegli anni di sanguinosissima guerra, alle sue implicazioni sociali, al suo impatto sulla società italiana del tempo, che proietta la sua ombra fino alla sua attuale composizione, grande specchio delle nostre "diversità" geografico-linguistiche e sociali, delle disparità di ceto, del disprezzo delle alte gerarchie militari per la vita stessa dei semplici soldati, dell'atteggiamento di sospetto e di sfiducia tutt'altro che malriposto e tutto italiano nei confronti dell'autorità. Un racconto concentratissimo e magnifico con il quale Massimo Salvianti, attore monologante, porta il pubblico nella quotidianità della vita di trincea, su uno dei più inospitali costoni delle Alpi Venete, in mezzo al popolo della guerra, contadini, artigiani, piccoli commercianti che si scambiano battute in dialetti a volte così diversi da sembrare lingue totalmente estranee l'una all'altra, a fare i conti, giorno dopo giorno, con la paura della morte, in un rapporto per ciascuno diverso come e più delle lingue con le quali questo popolo parla.

scheda pdf | note di regia
Alessandro Benvenuti

Un comico fatto di sangue

scritto da Alessandro Benvenuti

collaborazione drammaturgica Chiara Grazzini
con Alessandro Benvenuti
regia Alessandro Benvenuti

L'autore e la sua compagna di vita analizzano con un linguaggio comico modernissimo e con chirurgica spietatezza i rapporti tra i membri di una famiglia che sa tanto d'Italia, di questa nostra Italia che ha perso la bussola del buon senso e naviga ormai a vista tra i flutti sempre più minacciosi del mar dell'incertezza. Una commedia in cinque atti rapidi ed incisivi dove nessuna parola è messa lì per caso. Una drammaturgia sorprendente nella sua semplicità.

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l'Atletico "Ghiacciaia"

di Alessandro Benvenuti

con Alessandro Benvenuti
e con Francesco Gabbrielli
regia Alessandro Benvenuti

L'Atletico Ghiacciaia...
è il parlare sporco. L'anarchismo disorganizzato di un anziano che somiglia sempre più a una pentola a pressione con problemi alla valvola. Il desiderio di un antico ordine che sembra portatore di un desiderio inconscio di disordine. L'Atletico Ghiacciaia è una notte di fine ottobre, così innaturalmente umida e calda da sembrare estate. E' il tempestio dei sentimenti e in sottofondo la musica sinfonica dei grilli. E' il candore immacolato della luna che con i ricordi porta instabilità emotiva, rabbia e recriminazioni. Parole sommate alle parole che da frasi si tramutano in larghi vortici. E' forza centripeta/centrifuga. E' Dentro e Fuori. Implosione/esplosione. E Gino, il nostro eroe che ne è cantore primo, è megafono, manifesto, pennellessa e colore… e la tonalità preferita è il "verde bile". Gino tutto è fuorché politicamente corretto. I suoi discorsi non appartengono a nessuna fede politica. Lui, ormai, è solo un pensatore emorragico. L'Atletico Ghiacciaia è dedicato alla Toscana che crede di poter resistere nella sua poetica linea di confine. Alla Toscana che non si vuole arrendere ai suoi propri stereotipi più beceri e macchiettistici. L'Atletico Ghiacciaia è un canto d'amore paesano. Ma è anche il racconto di com'era il calcio prima che l'avvento massiccio della televisione lo deformasse in quella industria da forzati del look e del pallone che è diventato. L'Atletico Ghiacciaia è la mia dichiarazione d'amore a una terra che mangia tutti i giorni pane sciapo e sarcasmo e nella quale, accanto ai cipressi, crescono da sempre come piante spontanee gli sfoghi dei grulli. L'Atletico Ghiacciaia è contemporaneamente una riscrittura quasi totale de "Il Mitico 11" che ha avuto come primi interpreti Novello Novelli (accompagnato da Fabio Forcillo) e Vito (accompagnato da Andrea Muzzi) e un omaggio alla figura di Gino, presente sia nella saga dei Gori, sia, come spirito guida e ispiratore, in "Gino detto Smith & la panchina sensibile". Gino, coprotagonista nei primi due episodi della trilogia dei Gori, è qui ripreso in mano da uno dei due autori (l'altro lo ricordiamo è Ugo Chiti). Lo scopo è quello di raccontare l'altra faccia di un personaggio che nella saga dei Gori resta, per dovere di drammaturgia, sacrificato nel giuoco di squadra familiare.

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Benvenuti in casa Gori

di Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti

con Alessandro Benvenuti
regia Alessandro Benvenuti

Benvenuti in casa Gori è la cronaca di un pranzo di Natale realmente accaduto il 25 Dicembre del 1986 in casa della famiglia Gori, domiciliata in Pontassieve, un grosso paese situato a 15 Km a nord-est di Firenze.
Quel giorno santo, intorno al desco si ritrovano riuniti in dieci: il novantenne Annibale Papini, Gino Gori il capofamiglia, sua moglie Adele e il loro figlio Danilo, Cinzia, la di lui fidanzata, Bruna secondogenita di Annibale, Libero, suo marito, Sandra, la loro figlia; Luciano, marito di quest'ultima e la piccola Samantha (il th è importante) di due anni, frutto del matrimonio di Sandra e Luciano.
Inoltre via etere, avrebbe dovuto essere presente anche Carol Wojtyla, ma quel giorno il Santo Padre, strano a dirsi, si fece attendere in televisione il più del dovuto. E fu proprio aspettando l'Urbi et Orbi che i dieci, in mancanza di un'alternativa ragionata, non poterono fare a meno di ingannare il tempo tirando fuori il catalogo dei loro problemi esistenziali; e che non fossero rose e fiori apparve chiaro quasi subito. Per un fortunato caso quel Natale mi trovavo a Pontassieve e in visita alla famiglia Gori.
Fu così che alle prime avvisaglie dell'insolita piega che stava prendendo quella santa giornata pensai bene, come certi vampirelli talvolta usano fare, di prendere qualche appunto.
Successivamente riportai ciò che avevo udito all'amico Ugo Chiti ed assieme, più o meno rispettosi degli ispiratori, abbiamo cercato di raccontare anche a voi quello che altri involontariamente avevano raccontato a noi.
Così è nato Benvenuti in casa Gori. Se poi, a monte di tutto questo (o anche a valle s'intende) ci siano altre spiegazioni, motivazioni o altro, lasciamo a voi il piacere di scoprirlo.

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